PSICOTERAPIA

Il dubbio promette di lasciarti in pace appena avrai trovato la risposta giusta.
Poi
cambia
la domanda.

Un pensiero arriva:

“E se…?”
E qualcosa che fino a un momento prima sembrava certo improvvisamente non lo è più

E se avessi sbagliato?
E se perdessi il controllo?
E se non lo amassi davvero?
E se fossi malato?
E se quel pensiero significasse qualcosa su di me?
E se fossi gay?
E se mi uccidessi?

Il problema non è necessariamente avere un dubbio. È quando nasce la sensazione di doverlo risolvere prima di poter tornare a vivere normalmente.

La trappola della certezza

Di fronte a un dubbio che spaventa, la reazione più naturale è cercare una risposta.

Si controlla, si analizza ciò che si pensa o si prova, si ripercorrono mentalmente gli eventi, si cercano informazioni, si chiede conferma agli altri. Oppure si compiono gesti e rituali per ridurre momentaneamente l'ansia.

Finalmente arriva una risposta.

Per qualche istante ci si sente meglio.

Poi la mente domanda:

“Sì, ma sei proprio sicuro?”

Ed ecco la trappola.

Nella prospettiva strategica, alcuni tentativi messi in atto per eliminare il dubbio possono finire per renderlo sempre più importante.

Dubito → cerco una certezza → mi rassicuro → il sollievo dura poco → nasce un nuovo dubbio → cerco una nuova certezza.

Più risposte servono per sentirsi sicuri, più la mente può imparare che senza una risposta non è possibile stare tranquilli.

È così che una domanda può trasformarsi in interrogatorio.
Un controllo in rituale.
Una precauzione in necessità.

DOC e ossessioni: quando cercare una certezza alimenta il dubbio

Non sempre serve trovare un'altra risposta.
A volte è necessario cambiare il modo in cui stiamo rispondendo al dubbio.

Anthea Mirra

PSICOLOGA | PSICOTERAPEUTA | PERFORMANCE COACH

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